Venti Venti, il ciclo (e le storie) a venire

Più o meno mentre veniva pubblicato il mio libro «Una cosa oscura, senza pregio», verso fine marzo 2019, decidevo anche di recuperare questo blog, rimasto dormiente per almeno tre anni. Aveva un aspetto dimesso, non solo per la vecchiezza degli ultimi post – del resto il nome Carsica allude proprio alla discontinuità –, ma soprattutto per gli annunci pubblicitari di Google che lo invadevano. Come prima cosa, approfittando di una svendita di bytes, decisi di registrare un dominio indipendente, che da carsica.wordpress.com divenne l’attuale carsica.blog, e di versare il riscatto richiesto dalla piattaforma ospitante per liberare queste pagine dagli ads.

Finì là, nel senso che ciò che mi ero ripromesso, ovvero di riprendere a pubblicare contenuti che altrimenti finivano altrove, e troppo spesso su Facebook, non lo mantenni, travolto dall’intreccio perverso tra vita lavorativa e personale di ogni giorno e gli impegni per le presentazioni e la promozione del libro. Impegni non privi di innegabili soddisfazioni – come il secondo posto tra i libri più votati di Fahrenheit 2019 – ma anche del tutto sottovalutati mentre scrivevo pagine che quasi nessuno aveva ancora letto.

Il 2019 è stato per me un anno pieno di soddisfazioni, malgrado la sensazione, che permane e si accresce con l’arrivo del nuovo decennio, che tutto attorno stia per deflagrare. Da un punto di vista tra il personale e il politico – perché Wu Ming 1 è stato tra gli editor del mio libro e perché Giap, il blog della Wu Ming Foundation, è un prezioso canale di ricerca e di informazione – l’anno e il decennio si concludono con una doverosa, complessa e per niente risolta riflessione sull’uso che facciamo della rete da parte dello stesso collettivo Wu Ming, che così ha scelto di annunciare la decisione di cessare la propria attività diretta su Twitter. Riflessione sulla quale tornerò prima o poi – perché ha a che fare col modo in cui, da lavoratore culturale precario, mi guadagno da vivere – ma che intanto mi ha dato la spinta finale per riprendere a pubblicare su queste pagine.

Il primo post del nuovo decennio è qui ed è in sloveno.
È una recensione di «Una cosa oscura, senza pregio» pubblicata dal quotidiano triestino in lingua slovena Primorski Dnevnik, e firmata da Marko Marinčič. È con ogni probabilità una delle recensioni più esaustive sul libro tra quelle uscite finora, ma essendo appunto non in italiano, pur riguardando un libro scritto in questa lingua, non avrebbe senso pubblicarla su nessun canale tra quelli a disposizione. Pubblicarla ad esempio, così come sta, senza traduzione, sul blog della collana QuintoTipo e nella pagina delle recensioni al libro sarebbe fuori contesto. Pubblicarla così, come sta, sul mio blog personale, carsico e meticcio per definizione, è forse la scelta più azzeccata.

Il primo post del decennio nuovo in realtà è quello che state leggendo, che però considero una sorta di annuncio augurale, a me stesso e a chi mi segue o deciderà di farlo. L’intenzione è quella di smaterializzare la mia presenza sui social media, e in particolare su Facebook, per renderla più proficua, organica e organizzata, qui. Soprattutto per renderla meno effimera. Al netto di ogni discorso sulla propria identità in rete, sulla sua valorizzazione economica – che spesso  si rivela svalorizzazione del proprio lavoro e persino di sé –, devo dire innanzitutto che cercare qualcosa che ho scritto diversi mesi se non anni prima su FB, e quindi citarlo e riconnettere discussioni e ragionamenti, non è impossibile, ma è molto complicato e affidato al caso.

Soprattutto qualcosa che ho scritto su Facebook, almeno nella mia esperienza, è di qualità molto inferiore a qualcosa scritto su un dispositivo, fisico o elettronico, che mi appartiene e che controllo. Tra metà novembre 2018 e i primi di marzo 2019 avevo sospeso il mio account FB proprio per dedicarmi senza distrazioni alla scrittura letteraria. Era stato un periodo non solo proficuo, ma anche carico di nuove emozioni e approcci, che avevo in parte dimenticati, alla riflessione e alla scrittura. Sarà banale dirlo, ma di miei post su Facebook – e vale anche per quelli su Twitter – credo ci sia ben poco di memorabile. Invece i riscontri che ho avuto su alcuni degli articoli qui pubblicati in passato e soprattutto sul libro che ho pubblicato l’anno scorso, affermano che di roba che non va sprecata e potenzialmente utile in futuro ce n’è molta.

Per ora Carsica manterrà la sua poco significante veste grafica, mantenendo il vecchio template gratuito, in attesa di nuove e più convincenti soluzioni. Per quanto mi riguarda è il metodo della contraddizione a prevalere qui, o l’antico motto zapatista del camminare domandando. È il percorrere consapevolmente il trapasso da un ciclo all’altro, ovvero ciò che mi proponevo pubblicando, come primissimo post preistorico di questo blog, queste definizioni di ciclo e fase. (E, detto tra parentesi, era il 2008 e non sapevo ancora che quel considerare la differenza tra un ciclo e una fase, alle soglie degli anni Dieci, significava che nel decennio successivo avrei perseguito e raggiunto gli obiettivi di un ciclo, surfando tra le incognite delle sue fasi.)
Alcuni post sono stati rimossi perché obsoleti. Ne sono rimasti ben pochi, ma che hanno una caratteristica in comune: hanno a che fare con i temi e le suggestioni del prossimo libro che intendo scrivere. Parlano di porti e di traffici marittimi, parlano di miti inventati su cui si fonda la memoria delle città, quelle portuali ma non solo, parlano di manipolazioni storiche e attuali.

Su questo libro a venire per ora non dirò nulla di più, ma chi seguirà queste pagine di volta in volta troverà indizi ed esplicite rivelazioni che via via lo presenteranno. E anche altro.

Benvenute e benvenuti negli anni Venti!

 

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