Né rituale né virtuale: un Primo maggio spettacolare

Trieste, campo San Giacomo, 1° maggio 2020: Festa delle lavoratrici e dei lavoratori e 75° anniversario della Liberazione della città

Un Primo maggio lungo un secolo

Avrebbero gioito in molti se, in conseguenza della crisi pandemica, quest’anno le celebrazioni del Primo maggio a Trieste fossero rimaste confinate alla sfera virtuale dei social network e là fagocitate, confuse e risputate per poi essere dimenticate. Da sempre quella che altrove è «solo» la festa dei lavoratori e delle lavoratrici, qui assume un significato ben più ampio, che ha a che fare col lavoro ma soprattutto con i suoi conflitti. Su queste pagine è stato raccontato in molte occasioni: il grande rimosso legato a questa data è quello della resistenza antifascista come guerra di classe; la contesa tra un mondo operaio multilingue, pacifista e internazionalista che, stufo di pagare il conto di guerre e catastrofi, tentò la via del riscatto dallo sfruttamento; e una borghesia industriale e finanziaria capace di adattarsi e riorganizzarsi ad ogni guerra  e passaggio di fase, dalla monarchia asburgica a quella liberale italiana, quindi di buon grado nel fascismo fino a riemergerne indenne, dopo lo scampato pericolo della rivolta degli sfruttati, nella fase repubblicana che formalmente continua ancora oggi. È il rimosso all’origine di diversi miti inventati utili a far dimenticare una storia scomoda. Per oscurare il fatto che qui, nella contesa perenne tra Capitale e Lavoro, per un pelo nel 1945 non aveva vinto il secondo, ci si inventa per la città una purezza nazionale e linguistica che non ha fondamento, si alimenta l’odio anti-slavo, si adattano e stravolgono le storiografie per mettere a punto dispositivi come quello delle «foibe», finalizzati a perpetuare il mito del «bravo italiano» vittima della «barbarie slava». Continua a leggere “Né rituale né virtuale: un Primo maggio spettacolare”

Il 1° maggio non può essere virtuale, chi lotta sta nelle piazze e nelle strade

Vigilia del 1° maggio 2020: i lavoratori e le lavoratrici dello spettacolo e della cultura protestano all’esterno del teatro Verdi di Trieste.

Oggi 30 aprile a Trieste è successo qualcosa che parla a tutte e tutti coloro che stanno già pagando a caro prezzo l’incapacità della politica a gestire la crisi del coronavirus, e che lancia un segnale in vista della giornata del Primo maggio. Alle 11 precise, di fronte allo storico teatro Verdi, alcune decine di persone si sono radunate – rispettando le indicazioni attendibili contro la diffusione del virus (distanziamento fisico) e anche quelle inattendibili (uso della mascherina all’aperto) – per denunciare la situazione catastrofica nella quale sono precipitati i lavoratori e le lavoratrici dello spettacolo e della cultura.

Qui potete leggere l’appello che hanno lanciato, descrivendo ciò che stanno vivendo, le prospettive del loro lavoro e le rivendicazioni che avanzano per scongiurare una catastrofe sociale che si aggrava giorno dopo giorno. Nel documento anche una precisazione importante, che dovrebbe trovarsi in cima a ogni volantino o appello riguardante le lotte delle lavoratrici e dei lavoratori, soprattutto in una città come Trieste che vanta un’identità cosmopolita e multiculturale, ma spesso rivela un’anima gretta e provinciale:

Sia chiaro che non c’è spazio nel nostro mondo per sessismo, razzismo, esclusione. Lo vogliamo dire forte perché siamo una grande famiglia, da qualsiasi parte del mondo si provenga o quale che sia il tuo genere ed orientamento sessuale siamo tutti sorelle e fratelli, uniti nella buona e cattiva sorte, al riparo di un teatro stabile o sotto la pioggia su un palco all’ultima delle feste di paese.

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Segnalazioni | Cronache contro la paura e per il dopo emergenza

L’autore di questo blog e sua nonna Luciana, classe 1926, mentre praticano il diritto inderogabile a una vita sana e felice passeggiando nei boschi del Carso (a rigorosa distanza di sicurezza uno dall’altra).

Dai primissimi giorni dell’emergenza Covid19 il collettivo di scrittori Wu Ming ha iniziato a compilare su Giap un diario/cronaca degli eventi.
La prima puntata, Diario virale #1 (22-25 febbraio 2020), è stata accusata da alcuni di «negazionismo epidemiologico», in molti casi per l’ostinazione a commentare cose che non si sono lette, in altri per quel impulso narcisistico che spinge ad avere *sempre* un’opinione pronta *su tutto*. Tendenze aggravate dall’uso inconsapevole dei social network, da cui nascono situazioni che possono essere surreali o tragicomiche, ma che di questi tempi rischiano di fare danni gravi. La questione è tra le tante spiegate in maniera impeccabile e priva di ambiguità, fin dal titolo, nella terza puntata del diario. Continua a leggere “Segnalazioni | Cronache contro la paura e per il dopo emergenza”

Recensioni | Giovanni Iozzoli, L’Alfasuin

L'AlfasuinL’Alfasuin by Giovanni Iozzoli

Quando il suo libro del 1907 «La Giungla» raggiunse un successo tale da essere letto persino dal presidente degli Stati Uniti dell’epoca, Upton Sinclair non gioì come ci si sarebbe aspettato da un autore. Con quel libro intendeva raccontare la barbarie dello sfruttamento dei lavoratori nell’industria dei macelli di Chicago, ma il romanzo ebbe grande risonanza soprattutto perché rivelava anche la scandalosa situazione igienica e sanitaria nella quale veniva confezionata la carne destinata ai consumatori americani. L’indignazione che ne decretò il successo riguardò molto poco le condizioni di lavoro.
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Venti Venti, il ciclo (e le storie) a venire

Più o meno mentre veniva pubblicato il mio libro «Una cosa oscura, senza pregio», verso fine marzo 2019, decidevo anche di recuperare questo blog, rimasto dormiente per almeno tre anni. Aveva un aspetto dimesso, non solo per la vecchiezza degli ultimi post – del resto il nome Carsica allude proprio alla discontinuità –, ma soprattutto per gli annunci pubblicitari di Google che lo invadevano. Come prima cosa, approfittando di una svendita di bytes, decisi di registrare un dominio indipendente, che da carsica.wordpress.com divenne l’attuale carsica.blog, e di versare il riscatto richiesto dalla piattaforma ospitante per liberare queste pagine dagli ads. Continua a leggere “Venti Venti, il ciclo (e le storie) a venire”

Manipolazioni storiche in rete: il caso #Ghersi

Se ancora non l’avete fatto consiglio assolutamente di leggere la prima ricognizione del gruppo di lavoro Nicoletta Bourbaki sul caso di Giuseppina Ghersi, ultima e velenosissima manipolazione storica neofascista per screditare la Resistenza.

Il caso è un concentrato di bufale, affermazioni MAI dimostrate, proclami bipartisan, leggende postume e svarioni da sinistra, come quello di un comunicato dell’Anpi nazionale che, di fronte a una provocazione orchestrata ad arte da personaggi del sottobosco di Forza Nuova e Casa Pound in quel di Savona, non ha saputo fare di meglio che… reagire senza pensare. Se lo avessero fatto si sarebbero prima di tutto chiesti: com’è andata questa vicenda? Quali documenti esistono per provare come andarono le cose? Chi e cosa ritraggono le foto che circolano in rete riguardo all’episodio? E soprattutto: chi ne ha parlato per primo, quando e su quali basi?

Tutte domande che Nicoletta Bourbaki si è posta applicando semplicemente il metodo storico e utilizzando (per ora) solo materiali che chiunque avrebbe potuto verificare in rete.

Se avete poco tempo potete farvi un’idea dei contenuti principali dell’inchiesta seguendo questo thread su twitter

 

Buona lettura.

I porti italiani, parte II

In un precedente articolo, avevamo descritto un quadro della portualità italiana in vista dei nuovi provvedimenti annunciati in questo settore con la conversione in legge del Decreto Sblocca Italia. I provvedimenti in questione dovrebbero incidere sul lato della governance portuale, ovvero ridurre il numero delle Autorità Portuali da 24 a 15, un aspetto che sembra andare nella direzione di una razionalizzazione dell’offerta portuale italiana, caratterizzata da una forte frammentazione organizzativa e operativa, secondo alcuni in quadro di vera e propria anarchia nel quale si riproducono rendite di posizione e interessi particolari1. Ovviamente a discapito della definizione di un vero e proprio modello di sviluppo per i porti italiani del Ventunesimo secolo. Continua a leggere “I porti italiani, parte II”

Un fatto è un fatto, è un fatto. Un falso è un falso, è un fatto.

foibe

Raccolgo l’invito della Wu Ming Foundation a far circolare ovunque questa ormai celebre foto corredata da una didascalia che la colloca nel suo esatto contesto storico.

I nomi dei cinque civili sloveni fucilati di cui vogliamo che in questo modo venga preservata la memoria sono:

Franc Žnidaršič

Janez Kranjc

Franc Škerbec

Feliks Žnidaršič

Edvard Škerbec

La foto fa parte di una sequenza più ampia che trovate qui.

Qui è possibile consultare un dossier sulle manipolazioni subite negli anni da questa foto

Per fortuna non tutte le voci della stampa mainstream sono Bruno Vespa. Michele Smargiassi, giornalista di Repubblica e studioso di fotografia, ha parlato di questa vicenda in un articolo dal titolo azzeccatissimo.

Infine consiglio vivamente a chiunque la lettura dell’indispensabile post di Lorenzo Filipaz #Foibe o #Esodo? «Frequently Asked Questions» per il #GiornodelRicordo, dalle cui risposte alle domande più comuni sui temi delle foibe e dell’esodo dall’Istria è possibile poi seguire le molte diramazioni che permettono di avvicinarsi a quell’oggetto tanto oscuro quanto contraddittorio chiamato “verità”. A condizione ovviamente di affrontare il verminaio delle manipolazioni di cui questa foto è solo un piccolo esempio.

Ritengo irrinunciabile impegnarsi in gesti di questo tipo che, oltre a un valore simbolico innegabile, hanno soprattutto uno scopo immediato e molto materiale: contrastare l’avanzata della disinformazione e dell’ignoranza di massa che la diffusione di internet, in alcuni casi, sembra paradossalmente alimentare anziché ridurre. Il problema sono le manipolazioni ma anche la nostra stessa pigrizia, quella che ci fa cadere in semplificazioni e madornali errori di valutazione, il modo in cui usiamo i social network o tendiamo a credere che una notizia sia verificata solo perché “lo hanno detto alla televisione”.

Ecco, qui non c’è possibilità di sbagliare, se diffonderemo in ogni modo questa foto e la sua didascalia: l’episodio ritratto *NON* è una strage di italiani, ma una strage di civili compiuta da soldati italiani. E’ un fatto.

Louis Adamic, funambolo tra due mondi: un seminario a Pordenone + l’ePub di “Dynamite!” nella traduzione italiana

Giovedì 17 aprile, alle 18.00 presso la Casa del Popolo di Torre, a Pordenone, terrò un seminario su Louis Adamic, scrittore e giornalista americano di origine slovena, vissuto nella prima metà del Novecento.
L’occasione è data dall’associazione “Lastorialestorie”, impegnata da diverso tempo nel Friuli occidentale in un percorso di promozione culturale e di ricerca, in particolare relativo alla storia sociale e dei movimenti delle classi subalterne, oltre che alla storia del movimento pacifista e dei fenomeni di insubordinazione alla guerra. Parte di questo percorso è anche una ricerca sui flussi migratori interni ed esterni all’Impero austro-ungarico che precedettero la prima Guerra mondiale.

Louis Adamic con la divisa del US Army nel 1917
Louis Adamic con la divisa del US Army nel 1917

Da quest’ultima suggestione è nata, grazie alla pazienza e al supporto di Gigi Bettoli e di Andrea Fregonese, l’idea di questo seminario. Con l’introduzione di Mimmo Sersante proverò a raccontare gli esordi alla vita da migrante del giovane Alojz Adamič che se ne andò dalla nativa Slovenia proprio un attimo prima di diventare carne da cannone per la grande Guerra che si andava preparando.

In vista della serata pordenonese ho pensato innanzitutto di pubblicare qui su Carsica un breve testo (lo trovate più sotto) che introduce la figura di Adamic e il contesto in cui si mosse.
Dei suoi lavori solo il primo venne tradotto in italiano. Si tratta di Dynamite! The Story of Class Violence in America. Nel 1977 il Collettivo editoriale LibriRossi di Milano decise di tradurre questo testo davvero seminale per la conoscenza delle vicende della classe operaia americana. Continua a leggere “Louis Adamic, funambolo tra due mondi: un seminario a Pordenone + l’ePub di “Dynamite!” nella traduzione italiana”

Disfatta sul fronte del porto: la logorante “strategia del bluff” del Movimento Trieste Libera

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La mattina di lunedì 10 febbraio Roberto Giurastante ha avuto la “felice” intuizione di pubblicare sul suo blog un post nel quale, oltre a confermare – forse inconsapevolmente – le ipotesi sugli interessi russi a Trieste fatte su Giap, tesse lodi al limite del servilismo per la presidente dell’Autorità portuale di Trieste, Marina Monassi. Quest’ultima si sarebbe infatti opposta “all’italica macchina della truffa di Stato”, difendendo le prerogative del porto di Trieste.
La sera stessa, com’era prevedibile, sono iniziati invece i regolamenti di conti interni al MTL per il clamoroso flop/bluff dell’Ultimatum all’Italia, previsto per la stessa giornata. Fatto curioso nel calderone dei responsabili sono finiti proprio i lavoratori portuali, secondo alcuni “grandi assenti” nella giornata “decisiva” Continua a leggere “Disfatta sul fronte del porto: la logorante “strategia del bluff” del Movimento Trieste Libera”